EUSTACHIO MONTEMURRO, Epistolario, voll., I-II,
A. Marranzini (cur.), Suore Missionarie del Sacro Costato e di Maria SS.ma Addolorata, Roma 1986, 679 pp.
L’Epistolario raccoglie la corrispondenza del Montemurro, dal 1902 al 1923, con il p. spirituale, Antonio M. Losito, CSSR; il card. Casimiro Génnari; i vescovi di Gravina, Cristoforo Maiello e Nicola Zimarino; vescovi di diverse diocesi; prelati della Curia romana; sacerdoti; religiosi; religiose Figlie del Sacro Costato; laici.
Oltre a far conoscere le difficoltà incontrate dal Montemurro per la sopravvivenza dei suoi Istituti, apre ampi spiragli sulla storia socio-religiosa del mezzogiorno d’Italia all’inizio del secolo.
Mette in luce la fede viva del SdD, la sua semplicità, fortezza, adesione incondizionata alla volontà di Dio e all’autorità ecclesiastica, in particolare al proprio vescovo e alla S. Sede.
Riporta spesso anche annotazioni spirituali personali, le quali sono meditazioni in dialogo con la SS. Trinità, col Cristo, con la Vergine SS.ecc
In questi due volumi si delinea la spiritualità cristocentrica e mariana di Montemurro, poggiata su tre fondamenti: 1°. Lettura assidua della Parola di Dio con speciale riferimento alla passione di Cristo e ai dolori della Vergine; 2°. Celebrazione dell’Eucaristia, rivivendone particolarmente l’aspetto sacrificale; 3°. Adorazione eucaristica, che lo conduce alla contemplazione delle piaghe del Salvatore, in cui scopre il suo amore per noi e lo muove a «comunicarne a tutti l’abbondanza, affinché tutti lo amino e nessuno l’offenda». La chiamata alla configurazione al Cristo crocifisso anima così un’ascesi vigorosa, il cui fulcro è la pratica dell’obbedienza, della povertà e della castità, collegata alle altre virtù cristiane secondo l’insegnamento della Chiesa e l’esempio dei santi.
EUSTACHIO MONTEMURRO, Epistolario. Supplemento,
A. Marranzini - D. Trianni (curr.), Suore Missionarie Catechiste del Sacro Cuore, Roma 1989, 105 pp.

L’Epistolario Supplemento raccoglie altre lettere che le Suore Missionarie Catechiste del Sacro Cuore, dopo la pubblicazione dei due volumi dell’Epistolario di Montemurro, rinvennero riordinando il loro archivio storico, rimasto chiuso per il sisma del 23 novembre 1980. Esso contiene 31 lettere indirizzate dal Montemurro sr Maria D’Ippolito, che fu generale delle Figlie del Sacro Costato dal dicembre 1911 al 1929, due lettere dirette a mons. Augusto Silj, poi cardinale, e una cartolina postale inviata a suo cugino dott. Francesco Minervini.
Il pregio di queste lettere sta nel loro contenuto spirituale. In esse traspare la paternità spirituale di Montemurro il quale, dopo aver fondato l’Istituto, ne delinea lo spirito, offre i criteri per discernere l’ idoneità di quante chiedono l’ammissione e le stimola alla perseveranza.
Alle sue Figlie egli propone l’ideale di amare il Cuore di Gesù e offrirgli riparazione per le offese inflittegli, specie dalle anime consacrate. Le esorta ad essere pronte e generose nelle fatiche apostoliche e forti nelle prove; umili nel ricorso a Dio per affrontarle e superarle; vigili nell’uso dei mezzi per conseguire il fine della propria vocazione.
Traccia, quindi, per loro il cammino verso la santità, dà consigli a chi è preposta al governo della Congregazione e sottolinea che la conservazione e lo sviluppo di essa poggia «sul fondamento dell’umiltà», ha «per copertura la povertà» ed è tenuta compatta «dal cemento della carità».
Le lettere, riportate in Appendice, offrono dati preziosi sul suo apostolato a Pompei e sugli ultimi giorni della sua vita e contribuiscono a meglio delineare alcuni aspetti della storia delle Figlie del Sacro Costato.
Le due lettere a mons. Silj trattano della proposta fatta a P. Montemurro di assumere con d. Saverio Valerio la cura della parrocchia del SS. Salvatore di Pompei.
EUSTACHIO MONTEMURRO, Diario spirituale 1904-1905,
Alfredo Marranzini - Delia Trianni (curr.), Città Nuova, Roma 1998, 443 pp.

Il Diario consta di tre parti.
La prima parte comprende le note scritte dal Montemurro durante gli Esercizi spirituali, fatti dal 19 al 28 maggio nell’episcopio di Gravina sotto la guida di don Saverio Valerio, e quelli in preparazione al presbiterato, fatti a Santeramo in Colle dal 17 al 23 settembre sotto la guida del p. Nicola Maria Matera, C.PP.S.
La seconda parte, 14 marzo-3 settembre 1905, delinea il graduale discernimento se Dio vuole che resti sacerdote diocesano o entri in un Ordine o Congregazione già fondati.
La terza parte raccoglie le riflessioni e i propositi scritti durante un ritiro, fatto nella casa dei Gesuiti di Bari dal 4 al 7 settembre 1905 sotto la guida del p. Michele Mancusi SJ, durante il quale il Montemurro si sente riconfermato nella sua idea di dare inizio alle due Congregazioni.
Il Diario, nel suo complesso, offre l’immagine di un sacerdote che dà il primato alle pratiche spirituali: celebrazione eucaristica, adorazione del SS. Sacramento, meditazione della Parola di Dio da cui trae ragione e forza per aiutare il prossimo. La sua giornata è piena di piccoli e grandi ministeri o servizi di carità, compiuti per il Signore, di cui contempla l’immagine nel prossimo.
La sua azione parte dalla contemplazione di Dio, è permeata dall’unione costante con Lui, termina a sera con un puntuale e fedele rendiconto come del servo al suo Padrone, per gl’interessi del quale ha lavorato tutto il giorno. Tutto è illuminato dalla fede, che gli dà coraggio nel portare il peso della tribolazione connessa con la fragilità umana e le esigenze dell’apostolato.
«Montemurro – scrive Gino Concetti dell’Osservatore Romano - usa immagini forti, che si rinvengono in scrittori mistici, per esprimere l’anelito del suo camminare con Cristo e la forte passione d’amore che lo spinge a rivelargli i segreti struggenti che lo tormentano e lo bruciano. Chi non entra nell’ottica mistica non riuscirà né a capire il vero significato, tanto meno a comprendere gli slanci, le potenzialità che sperimenta chi è infiammato dall’amore di Dio.
Gli scritti del suo Diario sono scintille e frammenti che nel nostro tempo corroso da opacità dissacranti, alimentano la speranza in quei valori che - soli - sono spirito e vita».
EUSTACHIO MONTEMURRO, Diario spirituale 1908-1912,
A. Marranzini - D. Trianni (curr.), Suore Missionarie del Sacro Costato e di Maria SS.ma Addolorata, Roma 1990, 385 pp.

Il volume raccoglie gli scritti di Montemurro che, convinto di una «chiamata dall’alto», sta dando avvio agli Istituti dei Piccoli Fratelli del SS.mo Sacramento e delle Figlie del Sacro Costato.
Nel mettere in atto il progetto della fondazione dei suoi Istituti, il Montemurro s’intrattiene in intensa e prolungata meditazione della Parola di Dio. Perciò la forma letteraria di questo Diario è di dialogo con le Tre Divine Persone o con la Vergine Maria.
Sin dalle prime pagine si coglie la pedagogia divina che plasma il SdD, perché additi ad altri il mistero del Cristo dal costato trafitto, che rivela agli uomini l’amore della Trinità. Per portare questo messaggio il sacerdote gravinese si sente chiamato a fondare gl’Istituti.
Oltre agli spunti sul fine, lo spirito, la natura degli Istituti, l’incorporazione dei membri e la loro formazione, il Diario sottolinea aspetti della vita spirituale di particolare interesse: l’unione di amore dell’anima con Dio; l’importanza della salmodia e il modo di celebrare le Ore canoniche; il giusto mezzo nella preghiera e nel riposo; il modo di accogliere le tribolazioni.
Dall’insieme emerge l’atteggiamento contemplativo di Montemurro, che vede il Signore presente e operante nella sua storia personale e in quella dei suoi Istituti, combattuti e minacciati di soppressione. Egli soffre, prega, opera, legge tutto alla luce della fede; riporta alla potenza, sapienza e carità di Dio quanto risulta di sua lode e riferisce alla propria pavidità e incorrispondenza le traversie dei suoi Istituti. Con fiducia ricorre al Cuore di Gesù e alla Vergine Addolorata e da loro si ripromette che le Opere sopravvivano e si diffondano nel mondo.
Il 13 giugno 1911 nell’apprendere che la S. Congregazione dei Religiosi ha deciso la chiusura di tutte le case dei due Istituti, non si perde d’animo, ma con viva fede professa al Signore obbedienza e abbandono e si sente confermato interiormente che le opere nonostante tutto, sopravvivranno.
EUSTACHIO MONTEMURRO, Predicazione della Parola di Dio,
A. Marranzini - D. Trianni (curr.), Suore Missionarie del Sacro Costato e di Maria SS.ma Addolorata, Roma 1990, 189 pp.

E’ una raccolta di 31 schemi di omelie – conversazioni, articolati dai curatori del volume in 5 sezioni per argomenti:
1. Il Cristo dell’amore e dell’immolazione
2. La Vergine Immacolata, madre dei dolori
3. L’uomo in tensione verso Dio
4. Ascesi della vita religiosa e sacerdotale
5. Riflessioni sul Credo.
P.Montemurro, prima di proclamare la Parola di Dio al popolo o di tenere conversazioni catechetiche agli aspiranti Piccoli Fratelli del SS. Sacramento, stendeva degli schemi da cui se ne arguisce il metodo. Alla preparazione diligente del contenuto, attinto dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione, univa la preghiera e la penitenza.
Le riflessioni di Montemurro colpiscono per l’originalità delle intuizioni e la forte espressività di amore per Dio e per gli uomini.
Da tutto il volume emerge chiaramente l’esperienza spirituale e apostolica del medico-sacerdote. Egli contempla il Cuore di Cristo, trafitto per i nostri peccati, ne promuove il culto, invita alla riparazione per i peccati di tutti, specie dei ministri dell’altare.


