Il 2 gennaio 1923 a Pompei spirava il Servo di Dio Eustachio Montemurro in grande fama di santità.
Molti fedeli accorsero per dare al «sacerdote santo» l’ultimo saluto e raccomandarsi alla sua intercessione presso Dio.
A un mese dal suo transito, il beato Bartolo Longo, suo penitente, invitò Sr Maria d’Ippolito, Superiora generale delle Figlie del Sacro Costato, a raccogliere notizie da persone che lo avevano conosciuto da vicino e ne avevano potuto notare le virtù.
Con lo scorrere degli anni andò crescendo la richiesta, da parte di prelati, sacerdoti, religiosi, religiose e laici, di introdurre la Causa di Canonizzazione di Eustachio Montemurro, medico, promotore sociale, sacerdote e fondatore di Congregazioni religiose.
Il 14 marzo 1981, madre Letizia Morena, Superiora generale delle Missionarie del Sacro Costato, per avviare i preliminari per l’introduzione della Causa, consultò mons. Salvatore Isgrò, Vescovo di Gravina in Puglia, ove il Servo di Dio ebbe i natali, e l’arcivescovo Domenico Vacchiano, Prelato di Pompei, ove egli morì.
Ricevuto il parere favorevole dei due Ordinari, madre Morena chiese al Preposito generale della Compagnia di Gesù, p. Peter Hans Kolvenbach, la collaborazione del p. Alfredo Marranzini, ordinario di dogmatica alla Sezione “S. Luigi” della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.
Tra il 1983 e il 1991 p. Alfredo Marranzini S.J. e suor Delia Trianni M.S.C., pubblicarono in edizione critica gli scritti del Servo di Dio, quelli a lui indirizzati e quelli riguardanti lui e i suoi Istituti. Dall’insieme Montemurro emerse modello di laico impegnato nel sociale, sacerdote dedito indefessamente al ministero pastorale, promotore della vita comune del clero, instancabile ministro del sacramento della riconciliazione, testimone insigne del Vangelo.
Portati a termine la ricerca e lo studio della documentazione, la Superiora generale, madre Pierfranca Crobe, col consenso unanime del suo Consiglio, il 9 novembre 1987 nominò p. A. Marranzini postulatore della Causa del Servo di Dio.
Questi, a sua volta, col consenso della superiora generale, nominò Suor Delia Trianni sua vice-postulatrice.
Questi, accertata la rilevanza della Causa, il 2 gennaio 1991 presentò al Prelato di Pompei, mons. Francesco Saverio Toppi, O.F.Cap., il supplice libello per aprire l’Inchiesta diocesana.
Mons. Toppi accettò il libello e, non avendo nella Prelatura sacerdoti per erigere il Tribunale, l’11 gennaio 1991 chiese all’arcivescovo di Napoli, card. Michele Giordano, di poter deferire l’Inchiesta al Tribunale Ecclesiastico Regionale Campano.
Il card. Giordano accolse la richiesta di mons. Toppi e gliene diede conferma il 29 gennaio 1991, informandolo di aver già dato al suo delegato, d. Nunzio d’Elia, il mandato a procedere.
Il 14 febbraio 1992 la Congregazione per le Cause dei Santi riconobbe la competentia fori del Tribunale Campano e il 10 agosto successivo diede il nulla osta per l’apertura dell’Inchiesta.
Il 21 novembre 1992 nel Duomo di Napoli, l’eminentissimo Porporato tenne la prima sessione pubblica dell’Inchiesta sulla vita e le virtù del Servo di Dio. Il 23 giugno 1995 chiuse l’Inchiesta e, tramite il postulatore, rimise gli Atti alla Congregazione per le Cause dei Santi.
Il 9 marzo 1996 il pro-prefetto, arciv. Alberto Bovone, promulgò il Decreto di validità dell’Inchiesta diocesana principale e suppletiva, fatta presso la Curia Ecclesiastica di Napoli.
Il 29 dello stesso mese il Congresso nominò il p. Hieronim Fokcinski, S.J., relatore della Causa napoletana del Servo di Dio Eustachio Montemurro.
Il 31 Ottobre 2002 fu dal postulatore consegnata la Positio al protocollo della Congregazione delle Cause dei Santi.
Il 2 dicembre 2004 vengono presentati alla Congregazione dei Santi gli Atti dell’Inchiesta sul miracolo.
Il 30 novembre 2004 presso il Tribunale per le Cause dei Santi del Vicariato di Roma, si chiude l’Inchiesta sulla presunta guarigione miracolosa attribuita all’intercessione del servo di Dio.
Sua Eminenza il card. Giuseppe Saraiva, nomina Michele Di Ruberto, Relatore del processo sul presunto Miracolo, attribuito all’intercessione dei Servo di Dio.
"Speriamo e preghiamo che, se così piace al Signore, il suo Servo sia glorificato non solo con gli Angeli e i santi, ma anche davanti agli uomini sulla terra". (card. Ugo Poletti)
Postulazione
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Convertimini, convertimini ad Deum!
Madri di famiglia, attente all’educazione delle vostre figlie.
Iddio vuole essere servito con cuore allegro.
Nella solitudine vediamo quello che noi siamo.
… si ponga ogni opera per attirare i giovani ed anche gli adulti dalla via dell’errore.
Come quando Antioco al tempio di Gerusalemme fece togliere l’altare d’oro e il candeliere d’oro, così il demonio toglie l’altare, ossia il fervore, e toglie il candeliere, ossia il lume per comprendere le massime eterne. Non può togliere il lume della fede ma toglie quello della considerazione, perché l’uomo non rifletta come dice S.Matteo: Et videntes non videant et audientes non audiant neque intelligant (Mt 13,13). Se si riflettesse che la vita è breve, la morte certa, tutto il mondo una vanità e che l’unica cosa necessaria è la salvezza dell’anima, che ci troviamo innanzi a due eternità, una felice, l’altra infelice, tutti si farebbero santi. Eppure non vi si pensa (1).
Faciamus hominem ad immaginem et similitudinem nostram (Gen. 1,26). Oh, sublimi parole uscite dalla bocca santissima di un Dio, le cui parole sono creatrici! Tu Signore non le pronunziasti quando creasti gli stessi Angeli, spiriti eletti, che di loro armonie riempiono gli spazi e che sono divisi in elette schiere! Ah, Tu le hai pronunziate quando davi l’essere a questa creatura gemma preziosissima, uscita dalle mani di Dio, l’anima nostra. Oh! chi può dirne il valore? Essa è uscita dalle mani di un Dio, soffio del soffio divino; il demonio adopera tanti artifizi per guadagnarla. L’uomo dovrebbe gelosamente custodirla e non la ama e la baratta per un nonnulla. Chi pensa a salvarsi l’anima! Eppure non vi è negozio più importante di questo; per essa il Nazareno d’amore lascia i Cieli e veste carne umana, tra disagi e travagli predica l’evangelica dottrina, soffre obbrobri e contumelie, sale l’erta del Golgota e versa il suo sangue fino all’ultima stilla (2).
Ascolta la parola del Signore: Convertimini, convertimini ad Deum! …scindite corda vestra. Oh! battiti il petto, scinditi il cuore, chiedi perdono al Signore per le tue colpe, mortifica la tua carne per suo amore! Prometti al Signore di amarlo e servirlo d’ora innanzi con semplicità di cuore e con più sincero affetto, e implora la sua misericordia anzitutto il perdono e poi la grazia e poi una santa benedizione. Se non te ne senti il cuore, se ti manca il coraggio, oh, ricorri alla gran Madre d’amore, Maria SS.ma, ed implora il suo aiuto! (3).
Il peccato di scandalo è la più grande iniquità; esso è la fucina d’infinito numero di altre colpe e trascina moltissime anime all’inferno. Lo scandalizzatore delle anime è il cooperatore di satana in terra, anzi è un demonio in carne.
Voi, demagoghi, che vi atteggiate a maestri di dottrine insane, diaboliche, voi siete causa di tutte le colpe che, in conseguenza delle vostre pessime massime, tutti i vostri ascoltatori e proseliti commetteranno.
Madri di famiglia, attente all’educazione delle vostre figlie. Oh, non date mai loro il benché minimo scandalo. Non pronunziate mai in loro presenza la benché minima parola licenziosa; e non basta, non mettete le vostre figlie in occasioni di scandalizzarsi altrove. Se sapeste che per istrada, che in qualche casa possano soffrire scandalo, oh! attente, non le mandate; tenetele ben riparate, perché degli scandali che subiranno renderete voi conto innanzi alla divina Giustizia (4).
Non c’è colpa che tanto spiace a Dio quanto il rispetto umano; vergognarsi di confessarsi Cristiani innanzi agli uomini, vergognarsi di entrare nel Tempio santo di Dio, nella Chiesa di Gesù Cristo, vergognarsi di frequentare i Sacramenti santi, di assistere al Santo Sacrificio della Messa, di ascoltare la divina Parola. Oh! la vostra non è fede; è ombra, è larva di fede; voi siete cristiani sol di nome, perché siete registrati negli archivi della Chiesa (5).
Iddio vuole essere servito con cuore allegro, con faccia lieta, con tranquillità d’animo, Egli è il nostro buon Signore. In ogni atto di ubbidienza correte liete ad eseguire ciò che vi s’impone, date gloria al Signore, recitategli, per dimostrargli il vostro animo contento e lieto, un Salmo di gioia, di lode! E gran merito acquisterete e una bella corona di gemme in Paradiso (6).
Il Signore ci conduce nella solitudine per parlarci, perché tra i rumori del mondo non possiamo ascoltare la sua voce. Ed ogni anima che ama Dio dovrebbe essere avida, ogni tanto, di mettersi in ritiro per ascoltare la sua voce, la dolcissima voce di Gesù. Nella solitudine vediamo quello che noi siamo, quello che costiamo a Dio; nella solitudine vediamo i grandi benefici e grazie che Dio ci ha fatti e le grandi nostre incorrispondenze (7).
Sulla cima del Golgota, in mezzo a due assassini, pende dalla Croce il Figliuolo di Dio. Muta e dal dolore conquisa, Maria, la povera Madre ha il cuore passato da acutissima spada. E il Nazareno, rivolto alla Madre e al Discepolo diletto: «Donna - dice – ecco il tuo figliuolo. Figlio, ecco la Madre tua». E Maria è costituita da quell’istante Madre delle creature tutte. Ed è questa la seconda annunciazione. Gabriele Arcangelo, celeste messaggero, le annunziò che era destinata ad essere Madre del Verbo, ma il Verbo stesso, il Figliuolo, tra le agonie e gli strazi del Calvario, le annunzia che Ella è anche la Madre nostra (8).
L’ignoranza dell’istruzione Catechistica nelle masse, la poca diligenza nell’adempimento del ministero sacerdotale soprattutto parrocchiale contribuiscono assai assai alla propagazione degli errori contro la fede, occorre che le masse siano istruite nella Dottrina Cattolica, che i fanciulli anzitutto bevano largamente alle fonti della santa dottrina, che si ponga ogni opera per attirare i giovani ed anche gli adulti dalla via dell’errore (9).
(1) EM, Predicazione, pp.93-94
(2) Ivi, p.94-95
(3) Ivi, p.97
(4) Ivi, p.100-101
(5) Ibid, p.103-104
(6) Ibid, p.138
(7) Ibid, p.142
(8) EM, Predicazione, p. 68
(9) EM, Epist. II, p. 409
Quasi tutti i manoscritti del Montemurro, curati in edizione critica da A. Marranzini e D. Trianni, sono stati editi a Roma tra il 1986 e il 2004. Il contenuto è di massima importanza e valore storico per conoscere gli aspetti sociali, spirituali, giuridici e pastorali del medico, sacerdote e fondatore.
1. Epistolario, voll., I-II, 1986, 679 pp.
2. Epistolario. Supplemento, 1989, 105 pp.
3. Diario spirituale 1904-1905, 1988, 654 pp.; 2° ed. 1998, 443 pp.
4. Diario spirituale 1908-1912, 1990, 385 pp.
5. Predicazione della Parola di Dio, 1990, 189 pp.
6. Abbozzi di Costituzioni e Istruzioni sulle Costituzioni, 1998, 56 pp.
I tre volumi dell’Epistolario raccolgono lettere e memoriali di Montemurro, lettere a lui dirette, lettere riguardanti lui e i suoi Istituti.
Il primo e il secondo Diario, gli spunti di Predicazione della Parola, gli Abbozzi di Costituzioni abbracciano il periodo dal maggio 1904 al luglio 1912: la preparazione di Montemurro al sacerdozio, il suo primo ministero apostolico e i preliminari della fondazione degli Istituti.
Questi scritti offrono un’ampia visione: della sua vita; delle motivazioni che lo determinarono a fondare gli Istituti; della situazione in cui popolo e clero vivevano la dimensione della fede e operavano di conseguenza; dei mezzi da adoperare per contribuire al risveglio della fede nelle masse, quali la predicazione, la catechesi e la celebrazione dei sacramenti.
In essi emerge sempre la disponibilità di questo fedele servo del Signore a compiere la volontà di Dio a qualunque costo, seguendo Cristo.
Assoluta e pronta è sempre la sua obbedienza a qualsiasi autorità, specie alla S. Sede.


